giovedì 16 ottobre 2014

Www…Wednesdays 2014 (10)

Cari lettori torno online con la rubrica settimanale: Www…Wednesdays ideata da MizB di Should be reading

Per partecipare basta rispondere alle seguenti tre domande:

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)
What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
What do you think you’ll read next? (Quale sarà il prossimo libro che leggerai?)

Queste sono le mie risposte:


What are you currently reading?
 
Sto leggendo:

Vita di Galileo di Bertolt Brecht

        

What did you recently finish reading?

 Ho letto
Il caso dei cioccolatini avvelenati di Anthony Berkeley


     What do you think you’ll read next?

Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes


e voi cosa state leggendo?

mercoledì 27 agosto 2014

Www…Wednesdays 2014 (9)

Nuovo appuntamento con la
rubrica settimanale: Www…Wednesdays ideata da MizB di Should be reading

Per partecipare basta rispondere alle seguenti tre domande:

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)
What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
What do you think you’ll read next? (Quale sarà il prossimo libro che leggerai?)

Queste sono le mie risposte:


What are you currently reading?
 
Sto leggendo:


La diva Julia di W. Somerset Maugham




       What did you recently finish reading?

 Ho letto

La casa del sonno di Jonathan Coe



     What do you think you’ll read next?

  Il caso dei cioccolatini avvelenati di Anthony Berkeley






e voi cosa state leggendo?

martedì 26 agosto 2014

Il grande sonno - Raymond Chandler

“Cosa importa dove si giace quando si è morti? In fondo a uno stagno melmoso o in un mausoleo di marmo alla sommità di una collina? Si è morti, si dorme il grande sonno e ce ne si fotte di certe miserie. L’acqua putrida e il petrolio sono come il vento e l’aria per noi. Si dorme il grande sonno senza preoccuparsi di essere morti male, di essere caduti nel letame. Quanto a me, ne condividevo una parte pure io, di quel letame, ora.”

Recensione 

“Il grande sonno” (1939) è il primo titolo di una serie con protagonista il detective privato Philip Marlowe, il duro dal cuore tenero nato dalla penna di Raymond Chandler, scrittore statunitense di romanzi polizieschi.
Siamo nella Los Angeles degli anni trenta. Il detective Marlowe viene convocato dal ricco generale Sternwood per indagare su una lettera ricattatoria che riguarda la sua famiglia.
Il generale ormai vecchio e paralitico vuole difendere le sue figlie da questa estorsione. La maggiore si chiama Vivian ed è sposata con Rusty Regan, un ex contrabbandiere irlandese scomparso da un mese, forse in compagnia di un’altra donna, l’altra è Carmen, una ragazza di vent’anni che si comporta come una bambina ingenua.
Marlowe accetta l’incarico e inizia le indagini, ma si rende conto che la soluzione è più complicata del previsto…

Azione, colpi di scena e un protagonista irresistibile, “il grande sonno” è un classico della narrativa poliziesca che ha ispirato varie generazioni di scrittori gialli. La narrazione è in prima persona ma Chandler descrive sapientemente anche gli altri personaggi, il meglio della malavita anni trenta in America: i gangster, i contrabbandieri, i ricattatori, le dark lady senza scrupoli, ecc.

Ho apprezzato molto questo romanzo, sia per la trama avvincente e ricca di suspense che per la caratterizzazione psicologica del protagonista, un uomo ironico e cinico ma con una sua morale.
Quando immagino il protagonista non posso fare a meno di pensare alla sua versione cinematografica più famosa, al rude ma affascinante Humphrey Bogart (assolutamente perfetto nella parte) che nel 1946 ha dato vita al personaggio di Marlowe insieme a Lauren Bacall, sua partner sul set e nella vita.

Lo consiglio a tutti gli appassionati di romanzi gialli e polizieschi.

L'autore 

Raymond Chandler (Chicago, 1888 - La Jolla, 1959) dopo gli studi in Inghilterra torna in America e si stabilisce in California. Inizia a lavorare nel campo petrolifero, ma nel 1933 collabora con la rivista gialla “Black Mask” che aveva lanciato il genere poliziesco d’azione. Nel 1939 pubblica il suo primo romanzo, Il grande sonno, che ha per protagonista l’investigatore privato Philip Marlowe. Nel 1943 firma un contratto con la Paramount e comincia a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Intanto la salute, minata dall’alcol, si deteriora e un anno dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1954, Chandler tenta il suicidio. Iniziano i soggiorni in cliniche private per disintossicarsi. Muore prima di aver terminato l’ottavo romanzo di Philip Marlowe, The Poodle Spring Story. Feltrinelli ha pubblicato: I racconti della semplice arte del delitto (1962), Otto storie inedite (1964), Blues di Bay City (1966, edizione ampliata 1975), L’uomo a cui piacevano i cani e altri racconti (1974), Il grande sonno (1987), Addio mia amata (1988), La signora nel lago (1988), La sorellina (1989), Il lungo addio (1989), Finestra sul vuoto (1990), Ancora una notte (1990), Vento rosso e altri racconti (2012) e, nella collana digitale Zoom, La donna nel lago (2012).

Titolo: Il grande sonno
Autore: Raymond Chandler
Traduttore: Del Buono O.
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Data di Pubblicazione: Novembre 2013
ISBN: 8807883309
ISBN-13: 9788807883309
Prezzo: €. 8,50

martedì 29 luglio 2014

“Il Libro Eterno” intervista: Andrea Maggi

Andrea Maggi è nato a Pordenone nel 1974, vive con la famiglia a due passi dalla sua città natale e fa l’insegnante. Si è laureato in lettere con una tesi sul poeta Giacomo Noventa, ha collaborato con alcune testate giornalistiche locali e ha fatto parte dello staff di pordenonelegge.it. 
'Morte all'Acropoli' è il suo primo romanzo, un giallo storico ambientato nell’Antica Grecia. 

Andrea è stato così gentile da rispondere alle domande di questa intervista: 

Ciao Andrea e benvenuto nel blog “Il libro eterno”. 
Grazie. È davvero un piacere.

Quando è nata la tua passione per la scrittura e cosa rappresenta per te?
La passione per la scrittura è nata quando ero piccolo. Alle elementari ho scritto la sceneggiatura di un film sulla boxe davvero avvincente (ero un patito di Sylvester Stallone). Negli anni dell’università e dopo la laurea ho lavorato un po’ come giornalista, dunque mi sono cimentato in un genere di scrittura tecnico, realistico e asciutto. Un’ottima “palestra”. Ma soltanto più di recente, all’incirca dieci anni fa, è maturata in me l’esigenza di scrivere un romanzo; e qui vengo alla seconda parte della domanda: per me scrivere è divenuta un’esigenza, mi serve ad esprimermi, a manifestare al mondo la mia presenza. O, meglio, la mia essenza. Che è un po’ diverso.

Quali sono i tuoi autori preferiti? 
Uh! Che bella domanda! Non semplice, perché è altra cosa rispetto a: “Quali sono i tuoi romanzi preferiti?”. Facciamo i quattro a pari merito (e in ordine sparso): Fëdor Dostoevskij, Wu Ming, Henning Mankell e Ludovico Ariosto.

Nel tuo romanzo d’esordio, “Morte all’acropoli”, racconti le avventure investigative del giovane Apollofane e della eterea Filossena. Come è nata l'idea per questo romanzo? 
L’idea è nata dopo che, una decina di anni fa, mi sono riletto compulsivamente i classici greci. Mi ci sono rituffato a capofitto per una mia esigenza personale. Da anni non mi piaceva la rotta che aveva preso il mondo, e con il mondo l’Italia, così sentivo il bisogno di ritrovare dei modelli positivi grazie ai quali poter reagire a tutto ciò che vedevo e che non mi piaceva affatto. Contemporaneamente, cercavo un’ambientazione in cui inserire una trama poliziesca che da un po’ mi sfrigolava in testa. “Perché non l’antica Grecia?” ho pensato. Ed ecco che ha preso forma Apollofane, un giovane mercante ateniese ricchissimo, testardissimo e bellissimo, che è pronto a mettersi tutto e tutti contro pur di far trionfare la giustizia. E poi è nata Filossena, la bellissima filosofa che sfida le convenzioni e che vive libera in una città dove la donna è tutto, fuor che libera.

Per i tuoi personaggi ti sei ispirato a persone reali o eventi della tua vita? o sono solo di fantasia? 
Credo, alla fine, che i personaggi di un romanzo siano tante parti della manifestazione dell’intero essere dell’autore. Quindi ti potrei rispondere che, sì, sono ispirati a persone reali. E che, sì, sono ispirati a eventi della mia vita. E che, sì, sono frutto della mia fantasia. Non tutti, però. Iperide, per esempio, è un personaggio storico realmente esistito, di cui ci restano celebri orazioni. C’è però un personaggio nel romanzo dietro cui mi sono voluto nascondere in qualità di autore onniscente. Lo spiego ad ogni presentazione e ogni volta lancio la sfida: trovate chi sono nel romanzo. Finora nessuno c’è riuscito. Chi volesse tentare, può scrivermi nella mia pagina Facebook che è https://www.facebook.com/Autore.AndreaMaggi. 

L’azione si svolge ad Atene nel IV secolo a.C., un anno dopo la morte di Alessandro Magno. Come mai hai scelto questo particolare periodo storico? 
Perché l’Atene di quell’epoca ha delle incredibili somiglianze con l’Italia di oggi. Era una capitale della cultura, era decaduta politicamente ed era malata di corruzione. Un lettore che prenda in mano il mio giallo riconoscerà facilmente la nostra povera Italia in quella Atene che ho descritto. Nell’Atene di allora, morto Alessandro, sopravviveva la speranza di potersi finalmente liberare dal giogo macedone e di potersi riconquistare il ruolo di città egemone in Grecia. Ma Atene allora, come parte dell’Italia oggi, pretendeva di scacciare i guai provenienti dall’esterno prima ancora di aver fatto pulizia al suo interno. Un po’ come noi, che dovremmo sconfiggere la mafia che ci infesta dalle Alpi alle Piramidi (nonché dal Manzanarre al Reno), e invece ce la prendiamo con i barconi carichi di profughi, additando quei disperati come la peggiore minaccia che ci possa affliggere. Fatemi il piacere.

Quanto tempo hai dedicato al lavoro di “ricostruzione storica” all’interno della trama? Hai effettuato delle ricerche? 
Per recuperare tutta la documentazione necessaria ci ho messo circa cinque anni, tra una cosa e l’altra. Per studiarmela, un annetto. Le ricerche che ho fatto sono consistite nella “riesumazione” del materiale del mio esame di archeologia greca all’università; una mole piuttosto poderosa. Quanto alla ricostruzione di usi e costumi, mi sono affidato molto alle commedie di Aristofane e, più corposamente, di Menandro. Dai commediografi ho recuperato soprattutto la verve del linguaggio di allora, in modo da trasferirla ai miei personaggi. In questo modo ho cercato di renderli coerenti con il IV secolo a.C. e, contemporaneamente, piacevoli per i lettori del XXI secolo d.C.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Stai già pensando alla prossima avventura di Apollofane o la tua attenzione si sposterà verso un'altra epoca e un altro personaggio? 
Per adesso resto nell’antica Grecia, ché ci sto benone! Sto scrivendo la seconda puntata di Apollofane e devo dire che mi sta piacendo molto. Ho in serbo diverse presentazioni di “Morte all’Acropoli” verso la fine dell’estate. Aggiornerò per tempo luoghi e date attraverso la mia pagina Facebook. Spero di poter aggiungere molti altri incontri con i lettori. Spero inoltre di poter presentare il romanzo nelle scuole superiori. Attendo solo un invito. Presentare il romanzo in giro è sempre un’esperienza stupenda. Ho sempre incontrato lettrici e lettori meravigliosi e, come autore, non ho trovato gratificazione maggiore.

Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci? 
Vorrei fare un appello a tutti noi che ci lamentiamo per il fatto che in Italia si legge troppo poco: dobbiamo cominciare noi stessi a leggere di più. Mettiamo la sveglia un’ora prima e leggiamo. Spegniamo (o ancora meglio, non accendiamo) il televisore la sera e leggiamo. Eh, ma i libri costano. Non quanto la bolletta dell’elettricità se tieni il televisore acceso 24 ore al giorno; con quei soldi, ti ci compri una libreria. Al mese.
Faccio un appello anche a tutti i genitori che si lamentano per il fatto che i loro figli non leggono (mia figlia legge molto, per cui di questo non mi posso lamentare!): leggete di più voi e vedrete che leggeranno anche loro.

Grazie Andrea 
Questa è la sinossi di Morte all’acropoli 

Atene IV secolo a.C. È una notte di plenilunio. Il Partenone, che svetta sulla cima dell'Acropoli, è circondato da una luce argentea. In una brulla radura un uomo giace morto accanto a un antico altare. Sul corpo profonde lacerazioni. Un attacco che sembra più opera di una bestia che di un essere umano. Per questo tutta la città punta il dito contro Eurifemo che da sempre viene accusato ingiustamente di essere un licantropo. C'è solo una persona che è pronta a difenderlo contro tutto e tutti: Apollofane, un mercante di umili origini che ha creato la sua fortuna grazie alle sue capacità e al suo ingegno. Lui sa che è innocente. E finalmente può dare seguito a quella vecchia promessa che unisce i loro destini. Ma affrontare gli abili avvocati ateniesi per dimostrare che non è lui il colpevole non è impresa facile. L'unica in grado di aiutarlo è l'etera Filossena, dagli occhi verdi come lo smeraldo più puro. Una delle poche donne di Atene che ha potuto studiare conquistando la sua indipendenza. Saggia e di grande fascino, è una filosofa stimata al pari di un uomo. Le indagini proseguono difficoltose mentre tutta la città è sconvolta per il furto del tesoro dell'Acropoli. Proprio ora che c'è bisogno di denaro per finanziare il lungo e sanguinoso assedio alla fortezza degli odiati nemici: i Macedoni. Nel caos generale, Apollofane e Filossena fanno domande, cercano indizi. Eppure tutto è più pericoloso di quanto immaginassero... 

Titolo: Morte all'Acropoli
Autore: Andrea Maggi
Editore: Garzanti Libri
Data di Pubblicazione: Giugno 2014
ISBN: 8811687446
ISBN-13: 9788811687443
Pagine: 240
Prezzo: €. 14,90

venerdì 25 luglio 2014

Ultime novità: Gli innamorati di Sylvia di Elizabeth Gaskell

Cari lettori
vi segnalo l'uscita di un nuovo romanzo targato Jo March, la casa editrice che pubblica i libri della letteratura mondiale mai tradotti in lingua italiana.


Gli innamorati di Sylvia di Elizabeth Gaskell

l'autrice del celebre romanzo Nord e Sud (1855).

Tradotto da Mara Barbuni e prefato da Francesco Marroni, Gli innamorati di Sylvia è il sesto volume della collana Atlantide, una serie che si prefigge di far affiorare in superficie scrigni preziosi e ancora sconosciuti: pagine nuove da decifrare che possono ancora brillare dell’antica luce, perché capolavori letterari soltanto sopiti. “Atlantide” vuole essere una collana di piccoli tesori, della classicità così come del contemporaneo. Il libro che apre squarci di riflessione e suscita le emozioni più profonde dell’uomo, che parla al lettore contemporaneo pur fotografando realtà apparentemente lontane, quel libro è già un libro di Atlantide. 

Dalla quarta di copertina:
“Nel novembre del 1859, senza rivelarne le ragioni, Elizabeth Gaskell trascorse una vacanza di quindici giorni nella nebbiosa Whitby, una cittadina sulle coste dello Yorkshire. Qui fece lunghe ricerche sulla caccia alla balene, sull’arruolamento forzoso dei marinai nelle flotte britanniche durante le guerre contro la Francia e sulle ribellioni popolari che si opposero alla coscrizione. Al suo ritorno a casa iniziò a scrivere un nuovo romanzo. Così Whitby diventò Monkshaven, conservandone tutto: l’abbazia, il porto, le fattorie, il respiro del mare e l’abbraccio delle brughiere. La sua penna si mise ancora una volta a narrare appassionatamente la storia degli umili; la storia più triste che avesse mai scritto, come la stessa Autrice definì il racconto di Sylvia Robson e dei suoi due innamorati, Charley Kinraid, l’impavido e virile ramponiere, e Philip Hepburn, il commesso che vive dietro il bancone di una bottega e passa le ore a misurare stoffe e a calcolarne il costo. Ma la realtà non è mai interpretabile in modo univoco, gli eventi si susseguono imprevedibili e mutano le persone. Solo il mare, che Sylvia contempla immobile sulla spiaggia, rimane sempre identico a se stesso, con il fragore dei suoi flutti impetuosi, con il suo linguaggio che parla di eternità.”

Dall’Introduzione di Francesco Marroni: «Sylvia’s Lovers mostra, in ultima analisi, che non esistono mai facili formule che consentano di interpretare in modo univoco la realtà. Gli eventi mutano e mutano anche le persone – chi è vigliacco può divenire coraggioso, chi è timorato di Dio può divenire ribelle e trasgressivo. Ma, a parte questa lezione, peraltro anche abbastanza ovvia, l’opera gaskelliana fa di Sylvia Robson, alla fine della narrazione, un’eroina della liminarità. La sua presenza sulla spiaggia di Monkshaven, su quella sottile linea in cui il mare e la terra s’incontrano, rivela come il personaggio sia una figura della complessità, costruita per vivere nel punto di frizione tra due mondi e, per tale ragione, condannata a esperire la crisi di un cambiamento che, in questo caso, significa solamente dolore, negazione di sé e sacrificio. […] Al lettore rimane nitida l’immagine di una donna in silenzio che, dopo aver perdonato il marito, tende l’orecchio al rumore delle onde che senza fermarsi mai continuano la loro corsa verso quella sponda: «And in the stillness she heard the ceaseless waves lapping against the shelving shore». Ed è su questo improvviso rivelarsi della presenza del mare, che l’eroina, infine, innesta la sua consapevole riflessione sull’umana finitudine e sulla vanità di tutte le cose.»

  • Titolo: Gli innamorati di Sylvia
  • Autore: Elizabeth Gaskell
  • Curato da: Ricci L., Mastroianni V.
  • Traduttore: Barbuni M.
  • Editore: Jo March
  • Collana: Atlantide
  • Data di Pubblicazione: Giugno 2014
  • ISBN: 8890607661
  • ISBN-13: 9788890607660
  • Pagine: 576
  • Prezzo: €. 15,00